Storielle del doposesso #3 [Status Quo]

Scenografia: tavolino con due sedie, centrotavola con piccolo portafiori.

Lui entra in stanza piano piano, in canotta e mutande bianche, con versi di sofferenza. Sposta la sedia e si siede lentamente. Poggia i gomiti sul tavolo e si mette le mani in faccia, ma appena le mani toccano il viso lei lo chiama dall’altra stanza:

LEI – Astolfo!

LUI – Eh! [scatta]

LEI – Me le prendi le mutandine?

LUI – Ma sono lì, vicino a te

LEI – Dai, non ci arrivo col braccio

LUI – Ma io sono a chilometri da lì, tu devi solo muovere un po’ di più il torace e allungare il braccio

LEI – E dai, perfavore

LUI – Uffh!

Lui si rialza faticosamente, lentamente e tutto dolorante torna di là uscendo dalla stanza e dall’inquadratura.

[solo voci dall’altra stanza]

LUI – tieni

LEI – grazie amore

lui torna sempre lento e dolorante, si risiede con le stesse mosse di prima e nuovamente, quando sta raggiungendo la stessa posizione ed il sedere sta per toccare la sedia

LEI – Astolfo!

LUI – Oh

LEI – La maglietta

LUI – Beh?

LEI – Non la trovo

LUI – Ma guarda bene, dev’essere lì

LEI – Non la vedo. Dai me la cerchi?

LUI – Sei una rompicoglioni

Si rialza e torna lentamente da lei. Appena lui scompare dall’inquadratura, lei

LEI – ah eccola, era sotto di me

lui torna smorfieggiando e con un borbottare incazzoso. Appena si siede arriva lei, in maglietta intima e mutande.

LUI – Ma… se dovevi alzarti perché hai rotto le palle a me per raccoglierti le cose?

LEI – Quanto sei cafone. Sei sempre cafone, dopo. Ti lamenti ché ti faccio alzare, e invece tutto quello che devo sollevare io prima, dove lo mettiamo?

LUI – Se non lo sollevi non lo puoi mettere proprio da nessuna parte

LEI – Wow, che battute sottili e doppi sensi originali. Hai rivisto Pierino contro tutti? Hai pure comprato il blue ray

LUI – Hai cominciato tu. E comunque lo sai, lui fatica a collaborare perché ormai non ci sono più emozioni nuove, è la solita routine. Non c’è più brivido, siamo diventati abitudinari

LEI – Non è un buon motivo per farmi rovinare il tunnel carpale

LUI – Dai, che anche tu non hai più la lubrificazione una volta. Certe volte mi sembra di metterlo nel salvatelecomando meliconi.

LEI – Questo perché ti ostini a farlo senza preliminari. Cioè, mentre io te li faccio tu te ne stai lì a guardare porno sul telefonino

LUI – Guardo il video che ti avevo fatto tempo fa mentre mi facevi un pompino, per eccitarmi

LEI – avresti dovuto cancellarlo subito dopo. Sono cose da non tenere, potrebbe guardarlo qualcun altro. Adesso lo cancelli. Vero che lo cancelli ora?

LUI – Col cavolo. Cosa farò un giorno in ospizio quando tu non ci sarai più? Non vuoi che abbia un tuo ricordo, o facciamo vincere l’alzheimer? Vuoi che vinca l’alzheimer? Dillo

LEI – Ad ogni modo ti stavo dicendo che anche la micetta dev’essere stimolata prima della penetrazione

LUI – Quante volte dobbiamo parlarne, sto scomodo con il collo. E soffro di cervicalgia. Poi dopo vedo i puntini.

LEI – Allora invece del Viagra dovresti prenderti l’Aulin

LUI – [sguardo di sfida] Forse lo farò.

LEI – Bene, così la smetti anche di lamentarti per i dolori articolari quando proviamo posizioni nuove

LUI – Ma hai fatto i conti con gli effetti collaterali? Potresti guadagnare il cunnilingus, ma con secchezza delle fauci. Poi sembra che ti stia leccando una felpa – poggia i gomiti sul tavolo e congiunge le mani, si inarca verso di lei come a cominciare un ragionamento pacato –  E a proposito, grazie per aver introdotto l’argomento: secondo me questa posizione dello spaccatrattore che mi fai fare da tre giorni, non è proprio adatta per il corpo umano.

LEI – Ma se urlavi di goduria ad ogni spinta

LUI – Ti sembravano urla di goduria? Hai mai sentito espressioni goduriali da sesso che includono “Ahia mortacci tua vaffanculo” o “Put**na*za di quella mad***na tr*ia”? Ad ogni modo se ti piace tanto possiamo farlo ancora, credo altre 4 volte, a far due conti sul numero di legamenti che mi sono rimasti.

LEI – Ecco, vedi? Con te non si può uscire dallo standard. Poi ti lamenti che non c’è brivido

LUI – Con brivido non avevo capito s’intendeva di brivido tipo Hostel…

Arriva un tizio con camicia e grembiule da barista che indica la coppia a due carabinieri con lui. Il tizio è il gestore del bar-tavola fredda.

BARISTA – Eccoli, sono ancora loro. Non so più cosa fare. Ogni giorno è così, davanti a tutta la clientela. E non vi dico quel tavolino basso di là nella saletta aperitivo come l’hanno combinato, ormai lo devo buttare. E disinfettare tutto con le fiamme.

Arriva una mamma col suo bimbo, mentre gli sta mettendo la giacchetta gli tiene una mano sugli occhi e si rivolge a loro

M – Dovreste solo vergognarvi, stronzi pervertiti, è la prima ed ultima volta che metto piede in questo locale!

Mentre vanno via, il bimbo

B – Mamma ci riveniamo l’ennesima volta, domani?

LUI – [mentre i carabinieri lo stanno ammanettando, verso il gestore] Non basta la sciatalgia che mi hai fatto venire con gli spifferi che arrivano da quella porta che si apre e chiude in continuazione, pure questa figura di merda davanti a tutti.

LEI – [malinconica] che palle di vita, ogni giorno la stessa scena. Cambiano solo le facce dei carabinieri.

 

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